Il buio del vedente è stata l’installazione portata da Marco Chiurato, genio creativo con un mondo di idee in testa e con una missione: comunicare, a Vie di Fuga a Vicenza.
Già la locandina da un’idea del senso profondo di questa esposizione. Scritta in braille mette in chiaro la differenza tra vedente e non vedente: il vedente vede la locandina ma non sa leggerla il non vedente invece la legge ma non può vederla.
Inizia così un viaggio nell’antitesi del mondo vedente e di quello non vedente. Nella stanza si trovava la spiegazione della mostra scritta in braille su un leggio illuminata da una luce fiocca, il vedente non può capire la mostra senza l’aiuto di un non vedente.
Presente all’inaugurazione c’era un ragazzo non vedente, Flavio, solo una persona gli ha chiesto di leggere la spiegazione della mostra. Questa è la dimostrazione che il vedente si recava alla mostra non per capire ma per vedere.
L’installazione consisteva in un video in cui un ragazzo non vedente leggeva la prefazione del curatore Patax e in due bancali incelofanati simbolo del nostro approccio alle cose: noi vediamo e poi tocchiamo per capire, il non vedente procede esattamente al contrario.
Ci sono contesti in cui le concezioni si capovolgono, tutti possiamo vedere le diversità e forse il vero handicap è non comprenderle.
“Cieco è chi, privo di vista o di chiara ragione, esita”.
Un gioco di ruoli in cui lo spettatore proverà un’emozione inaspettata. La vista passa in secondo piano a favore del “Senso”. E il “buio” all’improvviso darà la spiegazione.
Marco Chiurato:
nato nel 1973, a Marostica (VI) dove vive e lavora. Dopo il diploma di “maestro d’arte” presso l’Istituto d’Arte “G. Fabris” di Nove (VI), comincia a lavorare nel laboratorio di pasticceria artigianale di famiglia.
Grazie all’incontro con il Maestro Gianni Bertacco, decide di raccontare sé stesso attraverso la scultura, utilizzando questo linguaggio universale per interpretare le sue esperienze di vita vissuta.